Eco-tazza? Sì, con la rivoluzione del riciclo

18 Dicembre, 2017   |  

 

Da un paio d’anni si parla sempre più assiduamente di riciclo e di rigorosità nel portarlo avanti così da fargli avere una valenza che sia effettiva e non soltanto ipotetica. Da un paio d’anni, però, si parla anche di una nuovissima frontiera del mercato dei bicchieri di carta per le bevande calde, e in particolare si parla di prodotti d’asporto, poiché a richiederlo è proprio la società, sempre più frenetica e di fretta. Cosa c’è di meglio di una colazione fumante tra le mani, sebbene consumata di corsa verso il lavoro? Ci passa nella mente un’immagine che è ormai diventata un vero e proprio status symbol della società occidentale, grazie anche e soprattutto ai film e alle serie televisive che ce la propinano ad ogni ora. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: nella vita vera, nella realtà fuori dallo schermo, una volta terminata la bevanda, cosa succede esattamente a quella tazza? Dove va a finire quel materiale? E cosa possiamo fare per intervenire davvero? 

 

 

Partiamo dal come. Anzitutto è bene sapere che se il bicchiere è composto sia da carta che da plastica purtroppo avrà bisogno di un maggiore tempo di lavorazione per essere riciclato del tutto. Perché? Perché la sottilissima pellicola di plastica in polietilene contenuta all’interno del bicchiere per renderlo resistente alle alte temperature dei liquidi senza alterarne la composizione, ha bisogno di essere trattata separatamente per essere staccata dal cartone. E questo aumento di tempi, chiaramente, corrisponde anche ad un aumento di costi. Ed è questa la vera sfida, che non è quindi limitata alle tazze da caffè, ma a gran parte del comparto del take-away. Inoltre, a complicare ulteriormente le cose esistono regolamenti comunitari volti a impedire che le tazze da caffè vengano realizzate con carta riciclata. Un’ulteriore problematica è strettamente legata alla contaminazione delle fibre di carta che avviene nel momento in cui il caffè viene versato all’interno del bicchiere e viene a contatto con la carta stessa. Molto spesso, dunque, succede che a comportamenti eco-sensibili e consapevoli di tanti amanti del caffè, che si preoccupano di gettare nel giusto contenitore il proprio bicchiere, e che così pensano di aver contribuito ad aiutare il pianeta, non corrisponde lo stesso tipo di azione da parte dell’industria del riciclo. Una realtà davvero triste e, se vogliamo, fastidiosa per tutti coloro che s’impegnano nella suddivisione degli scarti in base ai materiali, illusi di poter in questo modo dare una mano attiva alla salvaguardia della salute della Terra.

 

Una delle risposte di uno degli innumerevoli rivenditori di bevande calde, ovvero quella di Starbucks, forse il più famoso per i suoi bicchieri di carta da asporto, è davvero innovativa poiché insieme alla società Veolia, specializzata nel trattamento dei rifiuti e delle acque, sta sviluppando una tecnologia in grado di trasformare le tazze di cartone in pasta di carta da impiegare per creare nuovi prodotti, come, ad esempio, sottobicchieri da offrire ai propri clienti. In realtà, c’è da dire che Starbucks sta cercando ormai da svariati anni di contrastare l’inquinamento con iniziative sempre nuove. È ormai un’abitudine consolidata, infatti, quella del cliente che arriva nella famosa caffetteria con la propria tazza e ottenere per questo uno sconto di 10 cents sul prezzo di caffè e cappuccini o su qualsiasi altra bevanda disponibile. La propria tazza, però, può essere anche direttamente acquistata in plastica in loco a prezzi bassissimi, per poter successivamente essere riutilizzata. Piccoli passi che in realtà, a conti fatti, risultano essere enormi per l’eco-sostenibilità del Pianeta.

 

È possibile abbattere drasticamente i tempi del processo di riciclo anche attraverso un’altra innovazione direttamente dalla Gran Bretagna, ovvero la tazza tutta verde proposta dalla società Green Your Cup. Questa, come le sue simili maggiormente tradizionali, è realizzata abbinando la carta alla plastica attraverso però una pellicola di plastica nettamente più sottile delle altre e incollata in modo tale da diventare facilmente eliminabile durante la fase di lavaggio nei centri di riciclo. Minore tempo di lavorazione, quindi minore costo di lavorazione. Così facile eppure così ostacolato. Ma perché? Perché purtroppo non tutti ne comprendono l’importanza pregnante all’intero dell’ecosistema. Bisogna attivarsi! E bere un caffè a quel punto sarà ancora più piacevole. 

 

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