La pausa caffè: un diritto che va rispettato

18 Dicembre, 2017   |  

 

Esistono tanti, tantissimi modi per degustare un caffè, laddove per degustare s’intende anche e soprattutto ritagliarsi quei due, cinque, dieci minuti di relax da dedicare interamente ed esclusivamente alla propria persona o alla socializzazione in qualsiasi contesto, così da staccare per un attimo dalla realtà. Estraniarsi, però, non è sempre stato un diritto. Non all’interno degli uffici pubblici, almeno, dove il diritto alla pausa caffè è diventato un qualcosa da salvaguardare poiché non è più scontato che sia proprio del lavoratore, purtroppo.

 

I contrasti tra datori di lavoro, spesso dirigenti di luoghi della Pubblica Amministrazione, e dipendenti in merito al tempo concesso per la pausa, sia essa pausa pranzo o pausa caffè, sono sempre maggiori. Alcuni minuti di stacco nel corso della giornata lavorativa risultano essere necessari per ricaricarsi e riprendere il ritmo con un’energia decisamente rinnovata. Parliamo di energia proprio perché la cosiddetta pausa caffè, sebbene riconosciuta come momento indispensabile anche e soprattutto ai fini della qualità del lavoro prestato, talvolta viene considerata come una mera perdita di tempo e un’occasione, da parte del lavoratore, di distrarsi e sottrarsi, conseguentemente, ai suoi doveri, al punto che spesso gli viene chiesto di recuperarla allungando il regolare orario lavorativo.

 

Nella realtà, la pausa caffè non è una concessione dei datori di lavoro, bensì un vero e proprio diritto sancito dalla legge: l’art. 8 D.lgs 66/2003 asserisce la necessità di concedere ai dipendenti un momento di riposo durante il turno di lavoro. La legge va oltre e, sia che si tratti di pausa pranzo che di pausa caffè, stabilisce tempi specifici a seconda della categoria di lavoratori: i metalmeccanici, ad esempio, devono avere una pausa pranzo di almeno mezz’ora (art. 5 del Ccnl Metalmeccanici), mentre chi lavora al computer dovrebbe avere una pausa di 15 minuti ogni 2 ore per tutelare la salute degli occhi (art. 175 D.lgs 81/2008). 

 

In ogni caso, anche in assenza di una legge specifica, la pausa è un diritto di tutti coloro che lavorano giornalmente per almeno 6 ore, al di là della categoria di appartenenza, e non può durare meno di 10 minuti. Una decisione estremamente ragionevole, no? 

 

 

Infine, ma non per importanza, quello della pausa caffè risulta essere un diritto escluso da ogni contrattazione e non può essere sostituito o scambiato neanche con un compenso economico.
Pertanto, escludendo quei determinati casi limite in cui i lavoratori, credendosi furbi, approfittano della pausa concessa per allontanarsi dal luogo di lavoro e svolgere commissioni personali, allungando così i tempi a proprio piacimento (e da qui quelli che vengono definiti come assenteisti e fannulloni), prendere un caffè, magari al distributore automatico in modo da restare all’interno del luogo di lavoro, non può che avere riflessi positivi sul rendimento dei dipendenti e sulla reputazione dell’azienda. 

 

ESPRESSO360 © 2017 | All Rights Reserved
Credit : Studio70