Una storia affascinante e piena di mistero: il tè

17 Febbraio, 2018   |  

 

Caldo d’inverno, freddo d’estate e in primavera, fumante davanti a un bel camino o anche di fronte al mare, il è sicuramente una di quelle bevande a cui, da secoli, non sappiamo rinunciare. Un po’ come con il caffè, ma con una storia che si dirama in una serie di leggende che vengono da molto più lontano. Il suo fascino è radicato nell’uso che se ne fa, spesso legato ad attività rilassanti o a momenti precisi della giornata, solitamente quelli in cui ci si dedica ad ascoltare gli altri o semplicemente se stessi.

Quest’infuso notissimo, comunque, ci piace a tal punto che nel tempo siamo stati in grado di variarne gli usi e i gusti, aggiungendo o diminuendo le razioni così da renderlo più o meno corposo, ma con una base sempre uguale: foglioline essiccate che, a contatto con acqua caldissima e fumante, sono pronte a trasportarci in realtà orientali e molto rilassanti.

L’infuso nasce dalle foglie di una pianta legnosa, la Camellia sinesi, spesso miscelate con altre spezie, erbe o essenze. Essendo la più antica e ormai radicatissima bevanda della tradizione dell’Estremo Oriente, naturalmente occupa un ruolo di primaria importanza in quei luoghi, esattamente come quella occupata dal vino in Occidente, ad esempio. Ma facendo un passo indietro, sarebbe interessante srotolare temporalmente tutte le leggende esistenti sulla nascita di questa bevanda così semplice eppure così essenziale. Quella che è considerata tra le più famose ha come protagonista l’Imperatore cinese Shen-Nung, celebre per la sua profonda conoscenza delle proprietà medicinali di erbe e piante. Non a caso, infatti, quasi tremila anni a.C., il sovrano avrebbe scoperto casualmente che delle foglie di uno specifico albero, cadute in un recipiente d’acqua in ebollizione posto accanto alle sue radici, regalavano un profumo meraviglioso, trasformando l’acqua in una bevanda dissetante. 

 

La primissima storia ufficiale pone il diffondersi di questa bevanda in Cina durante gli albori dell’era attuale. In precedenza, infatti, le foglie della pianta erano raccolte, essiccate, ridotte in polvere fino a formare degli impasti curativi da applicare sulle zone doloranti. Col passare del tempo, le tecniche sviluppate per l’uso del tè in foglie sono state tre in tutto: bollito insieme all’acqua, sbattuto e infuso, procedure di preparazione che rispecchiavano rispettivamente le tre diverse dinastie imperiali in cui ebbero modo di diffondersi e prevalere.

 

 

A partire dal VII secolo d.C., sotto la dinastia Tang, il tè divenne la bevanda nazionale cinese. La tecnica utilizzata prevedeva l’essicazione delle foglie della pianta e la successiva loro pressione fino a ricavare dei panetti duri e facili da trasportare, definiti nidi o mattonelle. Per ottenere la bevanda vera e propria si staccava dal blocco una quantità minima del prodotto finale che veniva frantumato e successivamente bollito in acqua con altri ingredienti come sale, zenzero, buccia d’arancia, latte o anche cipolle, preparazione tuttora seguita pedissequamente in alcune aree del Tibet, Mongolia e India.

 

A partire dal X secolo, però, sotto la dinastia Sung, il tè conobbe la sua massima popolarità. Sparì la gran parte degli ingredienti precedentemente utilizzati e la bevanda si raffinò poiché preparata secondo altri metodi: le foglie venivano pestate e ridotte in polvere stavolta finissima che, passata in una ciotola, dopo l’aggiunta di acqua calda, veniva schiumata con un frustino di bambù. Questo rituale particolarmente preciso sopravvive tuttora nella cerimonia del tè in Giappone.

 

Ma sarà durante il XIV secolo, cioè sotto la dinastia Ming, ad affermarsi la produzione e la conservazione delle foglie di tè sfuse. In questo caso, la bevanda veniva ricavata mettendo direttamente le foglie in infusione nell’acqua calda, seguendo cioè il metodo che ancora oggi utilizziamo. Sarà proprio in quest’epoca felice che la classica teiera di porcellana diventerà un accessorio indispensabile per il consumo del tè, facendo imporre anche l’uso di tazze bianche dello stesso materiale, assolutamente l’ideale per esaltare il colore caldo della famosa bevanda.

 

Il tè ha viaggiato molto e, nonostante la quantità di leggende sulle sue origini, è arrivato fino a noi occidentali, che l’abbiamo abbellito e reso a nostro gusto. Anzitutto, è giunto in Europa nel 1632; controversa è considerata, ad esempio, l’origine dell’aggiunta di latte o limone, particolarmente British come scelta e indubbiamente tipica del famoso teatime delle 17 in punto. A tal proposito, è interessante il pensiero secondo cui in questo modo si potesse evitare la rottura delle tazze che, raffreddate con il latte, non si spaccavano a contatto con l’acqua bollente. Sicuramente più credibile invece è la tesi secondo cui gli europei avrebbero mutuato quest’abitudine dalle popolazioni cinesi che ne facevano uso. Resta però assolutamente inusuale l’aggiunta del limone che, contrariamente al latte, non viene mai utilizzato in oriente.

 

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